venerdì 28 agosto 2015

Ripartendo...verso il sogno di Dio




Carissime/i un abbraccio a tutte/i con la gioia del Vangelo.
Proprio quella che ci ha portato due anni ad aprire una nuova comunità comboniana al nord-est del Ciad al confine con il Sudan e la travagliata zona del Darfur. Siamo in tre: padre Abakar dal Sud Sudan, il diacono Bernard dal Congo e io. Come piccola presenza proviamo ad essere nel grande oceano musulmano, il 97% della popolazione, quello che voleva Gesù per i suoi discepoli: il sale della terra e la luce del mondo. Ci proviamo, con tutti i nostri limiti! E ci sentiamo accolti e protetti dal mondo musulmano. Volti e storie che ora hanno un nome. Viviamo insieme nel quotidiano e anche collaboriamo e lavoriamo insieme nella scuola, nel centro culturale e nei progetti di sviluppo. Hanno ben capito che noi non cerchiamo proselitismo e conversioni ma, in punta di piedi, proviamo ad essere un piccolo segno di fratellanza universale. E questo è davvero possibile! Con anche difficoltà e barriere in due anni abbiamo rinsaldato quelle belle condizioni per l’incontro ed il dialogo che i gesuiti prima di noi avevano preparato per 60 anni. Abbiamo bisogno innanzitutto noi di convertirci! Non all’islam…ma all’umanità, per essere uomini e poi anche cristiani più veri e più autentici…
Abbiamo una comunità cristiana formata da 18 piccole comunità in un territorio di oltre 200.000 Km² esteso su 6 regioni! Siamo sempre in viaggio per visitare e incoraggiare le piccole comunità cristiane e non farle sentire sole in condizioni molto dure come caldo estremo del deserto e forte escursione termica, pochissima acqua, molto tifo e malaria. Ma non ci arrendiamo perché è proprio Dio il primo a non arrendersi! Proviamo a creare sempre buone relazioni con i fratelli e sorelle musulmani. Organizziamo seminari di studio e incontri sul tema della cultura della pace, molto sentito qui dopo 30 di una guerra che lascia ancora profonde e aperte ferite.
Accompagniamo con la nostra presenza e amicizia i rifugiati del Darfur: 300.000 nella nostra comunità cristiana da dieci anni! Proviamo a portare avanti progetti di sviluppo legati alle scuole, all’acqua e alla generazione di reddito. Come il sostegno a due associazioni di donne musulmane che ci chiedono macchinari per produrre olio di arachidi e tessere abiti.
Per noi annunciare la buona notizia del Vangelo significa gridare con la vita la gioia di esserci qui e insieme costruire il sogno di Dio…nel nostro piccolo quelle condizioni di pace, giustizia e fratellanza universale…così urgenti al mondo di oggi. L’anelito profondo di tutti…ma da scavare e tirar fuori!
                Sappiamo e sentiamo che ci siete anche voi e tanti altri ad accompagnarci, sostenerci, incoraggiarci…e noi andiamo avanti con la gioia di chi sa che la missione è Sua!  Proviamo ad essere le sue mani e le sue gambe per ricostruire questa nostra umanità così ferita. Recuperiamo insieme l’incanto perduto e il sogno di un mondo radicalmente altro dove al centro c’é il Dio della vita che vuole vita degna per tutti e non il dio denaro!

Vi abbraccio forte nel Dio della vita,
e porto il vostro abbraccio di pace alla nostra gente…
Vostro amico e fratello nel cammino
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martedì 30 giugno 2015

Metti in circolo il tuo amore



Mc 1,7-11
7 Giovanni proclamava dicendo: Viene dietro di me quello più forte di me, del quale io non sono sufficiente a inchinarmi e sciogliere il laccio dei suoi sandali. 8 Io vi battezzai con acqua, ma lui vi battezzerà in Spirito Santo. 9 E avvenne in quei giorni: venne Gesù da Nazaret della Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. 10 E subito, salendo dall'acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito come colomba scendere su di lui. 11 E venne una voce dai cieli: Tu sei il Figlio mio, il diletto; in te mi compiacqui!

                Giovanni ha una missione, un senso bello alla sua vita, un amore appassionato: spendersi per aprire la strada alla speranza. Quella che si respira a stento nel nostro dilaniato mondo dove gli attentati in Nigeria, a Parigi, in Siria, in Iraq e in Terra Santa vogliono farci credere che non sia più possibile vivere assieme sulla terra. Qui in Ciad arrivano gli sfollati nigeriani dal lago dopo la tremenda strage di Baga dove un intero villaggio é stato devastato da Boko Haram, il gruppo terroristico che terrorizza il nord Nigeria e il nord Camerun. Dopo i profughi del Darfur e del Centrafrica ora arrivano anche da occidente i fratelli e sorelle che hanno perso la loro terra. Tutti vedo che parlano della Francia e degli attentati di Parigi! Ma dell’Africa a chi gliene frega? Ci sono cittadini di serie A e di serie B sulla terra? Qualcuno vale di più solo per il fatto di essere europeo? Non facciamoci rubare la verità profonda dello stare al mondo!

                L’uomo del deserto parla di un altro:  tutta la sua vita, le sue parole e i suoi gesti parlano di un altro! Difficile per noi narcisisti e figli dei “selfie” parlare di altri. Facciamo di tutto per attirare attenzione, successo, soldi: spudorati figli dell’era dell’ottimizzazione del profitto e dell’allocazione massima delle risorse…magari proprio quelle del sottosuolo africano saccheggiato e deturpato dalle grandi multinazionali che non risparmiano mazzette per assicurarsi pozzi e quattrini. Come hanno fatto in Tanzania le compagnie petrolifere ExxonMobil (Usa), Statoil (Norvegia), Bg Group e Ophir (Gran Bretagna) per assicurarsi enormi giacimenti offshore di gas naturale recentemente scoperti. Ma potremmo dire del Ciad dove si spartiscono la torta del petrolio i grandi del mondo. Giocano ancora a schacchi sulle spalle della povera gente che non sente i benefici dell’oro nero.

                Questo altro raccontato da Giovanni è più forte: non ha armi, predica e pratica la nonviolenza attiva, racconta il sogno del Regno. Come può essere più forte? La vera forza quella che tutto sorpassa e può davvero è l’amore incondizionato. Quello che vince anche la morte! Altrimenti con tutte le armi e gli eserciti che avevano perché Ben Ali, Mubarak in Egitto, Compaoré in Burkina Faso sono saltati? La vera forza è il dono totale di sé stessi. Come Gesù di Nazaret che si è svuotato per farci spazio dentro una storia nuova, ribaltata. Quella dove gli uomini e le donne della terra si trattano finalmente come fratelli e sorelle. Qui ad Abéché, al nord-est del Ciad, a stragrande maggioranza musulmana tutti vanno in giro con il coltello, non si sa mai. Il Dottor Kodi, amico e fratello musulmano, nella sua conferenza con i giovani tuona:”Ma dove siamo? Che mondo stiamo costruendo? E’ pazzesco come i padri nei nostri quartieri chiedono ai figli  prima di uscire di casa se hanno preso il coltello? E’ questa la società che vogliamo costruire? E’ questo il modello che i padri passano ai figli?”. Noi missionari andiamo come siamo..senza doverci difendere. La nostra forza sono Gesù di Nazaret e il Vangelo che si fanno strada da soli. Quando i militari ci perquisiscono la macchina e trovano delle Bibbie, calice e patena per la messa, ci lasciano andare subito: il nostro lasciapassare. Ormai ci conoscono e anche i musulmani sulla strada spesso ci dicono: “Prega per me”.

                Giovanni non é colui che deve dare vita al defunto Israele. Vigeva in quel tempo e in quella cultura che una donna rimasta vedova senza figli, il peggio in assoluto, veniva presa dal fratello del marito per poter avere almeno un figlio e lasciare al defunto una discendenza. La “legge del Levirato” molto comune ancora qui in Ciad in diversi gruppi etnici. Ma se il fratello rifiutava doveva togliersi il sandalo e darlo ad un altro che prendeva su di sé quel diritto. Non è allora Giovanni che può dare vita ad Israele ormai vedovo per essersi allontanato da Dio. Ma quel diritto e quell’impegno sono di Gesù! Yeshoua in ebraico, quello che sulla croce non si tira indietro e non l’Issa del Corano che è sostituito da un sosia. Questo è un punto chiave che differenzia la cristologia cristiana da quella islamica. Abbiamo un solo Dio? Sì, ne sono convinto ma lo narriamo e lo preghiamo in modo diverso. Parliamo linguaggi diversi, tradizioni diverse, modi di pregare diversi, modi di vivere diversi. Quando il sultano di Iriba mi attacca e mi dice che non ha senso che io sia celibe gli rispondo per le rime senza arrabbiarmi: “Fratello tu segui il Corano e vacci in fondo. Io seguo la Bibbia, almeno ci provo, e ne sono felice”. L’incontro interreligioso si fa con rispetto ma anche con franchezza, con coraggio e con audacia. Certo l’incontro col diverso cambia la prospettiva di vedere le cose, il modo di atteggiarsi, allarga orizzonti e vedute. Ma anche consolida delle certezze e approfondisce una critica propositiva dell’altro. Il fatto di essere piccola minoranza non deve farci paura o chiuderci nelle nostre piccole certezze. Dobbiamo osare essere fermento. Dobbiamo osare di essere Chiesa in uscita come ci invita papa Francesco. Chiesa che esce, che rischia, al fianco dei poveri, per la giustizia.

                Il Gesù dei Vangeli battezza in Spirito Santo. Immerge cioè nella capacità di amore di Dio, in una vita di una qualità così bella e forte che neanche la morte può distruggere. La riconosci la persona che è mossa dallo Spirito: la gioia di vivere, il coraggio delle proprie scelte, l’andarci fino in fondo. Quello Spirito che leggo sui volti di Patrice, cristiano burkinabé, derubato due volte ad Abéché ma ritornato al suo lavoro per una ong che segue progetti si sviluppo rurale, di Fidele, professore all’Università e nostro catechista, anche lui picchiato, derubato e con il fucile alle tempie. Hanno una marcia in più! Sono tornati fedeli al loro posto! E ringraziano di essere vivi.

                Per entrare nelle vene aperte di questo nostro mondo Gesù di Nazaret decide di farsi battezzare, di immergersi nel cuore del mondo. Di provare sulla pelle i nostri dolori e gioie, fatiche e speranze. Solo chi vive in prima persona e sulla pelle quello che predica diventa davvero testimone! Questa è la missione: amare un popolo e lasciarsi amare, dare la vita. Camminare insieme, spendersi perché la tua vita appartiene a loro! Non ti appartieni più. “ la mia vita vi appartiene, vi appartenga anche la mia morte” disse Lele Ramin in una predica prima di morire, ormai minacciato di morte. Lui l’ha detto, è stato coerente e ne ha pagato il prezzo. Ma il prezzo più alto è quello di non schierarsi per paura dalla parte dei poveri e della giustizia. Il prezzo di restare neutri o indifferenti, spesso tristi sentendosi impotenti e lasciando scorrere la nostra vita senza prenderla in mano.

                Risalire dall’acqua è risorgere. Ne abbiamo bisogno nell’Africa che ancora vive troppo di passione e morte. Di armi vendute (gli italiani siamo tra i primi!) per fare guerre intestine, di mine antiuomo, di terra rubata! E dei minerali che vengono continuamente rubati in Centrafrica nel caos più totale possiamo parlarne? Perché i grandi della terra giocano a scacchi con noi per rubare meglio! Ora il Ciad interessa a tutti che sia stabile, che non ci siano conflitti..ma fino a quando? Negli Stati attorno invece si è provocato il disordine del tipo “si salvi chi può e rubino tutti”. Vedi il  Centrafrica, la Libia, il nord Nigeria e nord Camerun, il Sud Sudan. Siamo dentro un gioco più grande di noi e abbiamo sete di Spirito, di pace vera, di colombe che volino libere in cieli liberi da missili, aerei da guerra, fumo nero delle macerie. Come la colomba che esce dall’arca di Noé e porta la buona notizia di un ramo di ulivo: le acque si sono abbassate, la vita ritorna. Come nel deserto dopo la stagione delle piogge che devastano ponti e villaggi: i wadi, i ruscelli del caso, si riempiono fino all’impossibile e per qualche ora l’acqua scorre inesorabile. A Tine, alla frontiera con il Darfur, sono morte nove persone l’agosto scorso per essere state sorpresa da un immensa onda d’acqua mentre attraversavano un wadi. Ancora oggi nei grandi ruscelli secchi si incontrano spesso macchine e camion travolti dall’impeto dall’acqua. Segno di una forza della natura incredibile.

                Chi sceglie la strada di Gesù, quello dei Vangeli, avrà una conferma: la strada è quella giusta, quella dell’amore che risponde all’amore. Ma anche al male degli uomini. “Vincere il male con il bene” direbbe il missionario Paolo. In un crescendo che non ha limiti. “Metti in circolo il tuo amore” cantava Ligabue. Il Padre conferma la scelta di Gesù, quella più bella di amare fino in fondo. Soltanto così la vita assume un gusto inimitabile, senza prezzo, quello di una gioia che sorpassa tutto. “Quella per cui vale la pena vivere e, se serve, morire” diceva sempre Martin Luther King.


mercoledì 20 maggio 2015

La buona afronovella

Cammini di liberazione islamo-cristiani 

EDIZIONI IMPRIMENDA
Padova - maggio 2015
Euro 5

Chi ancora non si é lasciato scoraggiare dalle notizie del mondo, 
chi ancora porta in cuore il sogno,
chi non si arrende davanti alle ingiustizie planetarie
e alla violenza globale
forse può ancora trovare in queste pagine 
un respiro, un sollievo, un ostinata speranza,
un motivo per cui vale la pena vivere e morire
una Buona Novella,
che viene da Madre Africa...


dalla quarta di copertina...di Fabiano e Cristina Ramin

Questa testimonianza - semplice e vera - di convivenza pacifica
tra cristiani e musulmani nel Ciad sorprende e commuove.
Come scrive p. FiIo, vari gesti di solidarietà quotidiana tra
cristiani e musulmani mostrano a tutti coloro che “ritengono
che con l’Islam non ci sia nulla da fare, che invece una strada
è possibile, necessaria e urgente”. E aggiunge: “Lontano dai
riflettori del mondo, in piccoli angoli sconosciuti della terra ci
sono i piccoli di Dio che testimoniano in modo vero e concreto
che l’incontro tra diversi è ancora possibile e che la fratellanza
universale non è più una chimera. Ancora l’Africa fa scuola al
mondo...”.
E cosi da questo paese africano - il Ciad - ci arriva un Vangelo,
una Buona Notizia che vale la pena di essere raccontata e
annunciata a tutti: cristiani e musulmani si riconoscono fratelli
e sorelle nella lotta quotidiana per una vita più giusta e
più umana. Non è solo un miraggio o un’illusione: è la realtà
che vivono tante piccole comunità in questo paese africano.
Insomma, c’è un’alternativa alla disumanità

venerdì 15 maggio 2015

Passi di pace...



                  Sabato 2 maggio alle 8 del mattino ci siamo ritrovati al nostro Centro Culturale “Foyer des Jeunes”. Leaders cristiani, protestanti e cattolici e leaders musulmani. Attorno all’unico tavolo della cultura della pace.  Sono risuonati versetti del Corano e della Bibbia, ascoltati con grande rispetto e attenzione. Abbiamo parlato del mondo più umano e più giusto che vogliamo costruire assieme, senza dividerci. “Non riusciranno i potenti a divederci tra religioni! Restiamo uniti nel nome di Dio e della pace!” ha tuonato qualcuno.
                Tutti contro il terrorismo e le guerre che infestano il mondo ci siamo sentiti un sol cuore e una sola anima. Il Comitato Giustizia & Pace – Dialogo interreligioso della nostra comunità cristiana ha organizzato così nel tempo di pasqua un iniziativa che vuole diventare una tradizione. In vista di organizzare insieme la giornata nazionale della Coabitazione Pacifica, il 28 novembre prossimo. Già ci stiamo preparando e il Vescovo ci ha assicurato la sua presenza. Siamo in cammino…
                Nella Bibbia e nel Corano risuona che la PACE è il nome di Dio: un buon punto di incontro e di dialogo. Abbiamo lanciato altre proposte: lavorare insieme ad una campagna contro il traffico dei bambini-pastori, una vera e propria schiavitù di oggi in Ciad, proporre alle scuole un percorso tematico sulla cultura della pace. Il Ciad che ha vissuto 30 anni di guerre intestine non ce la fa più a pronunciare quella parola. Dappertutto tutti invocano pace anche se in fondamenti, la giustizia e la verità ancora scricchiolano. La pace è ancora molto fragile ma noi leaders religiosi abbiamo un compito molto importante. IL Presidente del Consiglio Superiore degli Affari Islamici ha confermato che incontri come questi rafforzano la nostra amicizia e fiducia. Dobbiamo allora continuare con pazienza e costanza sulla via della pace. Mentre attorno a noi si combatte: in Nigeria, in Sud Sudan, in DArfur, in Libia, in Centrafrica…
 
                I presupposti ci sono…alla fine un panino insieme e un bicchiere di the per concludere l’incontro. I leaders musulmani mi hanno invitato ad andare dal Papa e chidergli di fare di più per il dilogo e la pace tra religioni. Abdelkerim, fratello e amico, mi ha confidato: “ Credo che una personalità così come il Papa ha una forza grandiosa…e se si pronuncia sulla pace e sull’incontro tra religioni il mondo lo ascolterà”.
                Riuscirò a incontrarlo?

giovedì 9 aprile 2015

Diario di Pasqua


                     Partiamo verso sud con Bernard, giovane comboniano congolese in formazione alle 8 di mercoledì 1 aprile. E già il paesaggio e il clima cambiano, più alberi, meno deserto e un po’ più fresco. Arriviamo a Goz Beida a 220 Km da Abéché verso mezzogiorno e io m’installo  nella biblioteca della comunità cristiana. Sarà la mia casa di Pasqua. Anche se, a dire il vero, sarò sempre fuori…anche a dormire visto il caldo. Sempre sulla stuoia. Al mio fianco il grande uomo Nazzer, responsabile della comunità. Ad ogni istante Denonodji, sua moglie, ci porta da mangiare manghi, polenta e pesce. Anche le sue figlie si prendono cura di me. Portano acqua da bere e il secchio per lavarmi al mattino e alla sera. Batel, di 19 anni, si avvicina una sera per parlarmi e mi racconta il suo sogno di diventare suora…la incoraggio, le parlo a lungo, anche e soprattutto delle difficoltà…poi le regalo una Bibbia. Che sia la sua guida nella ricerca di Dio…

                Al mattino preparo a lungo le letture e le celebrazioni del triduo pasquale…poi passo a visitare il pastore protestante Thomas, l’imam Abdoulaye, il prefetto e il governatore. Contatti e incontri importanti per la missione senza frontiere. Parliamo a lungo e scambiamo idee. Con Nazzer trattiamo in profondità un problema della comunità che dura da ormai 5 anni: un ex-prete, a cui la comunità aveva affidato dei soldi, è partito e non ha restituito. Solo dietro le insistenze della comunità rimette qualcosa. Lo chiamo al telefono e mi dice che tra una settimana comincerà a restituire quello che manca. Sarà vero? Quel fratello Giuda che è dentro di noi vive ancora…

                Lavo i piedi il giovedì santo alle donne, alle bambine…sempre le più vulnerabili…piedi pieni di sabbia, quella del deserto. Ad ogni piede lavato sorrido e loro ricambiano…chissà se sono riuscito a trasmettere l’amore di Gesù…ma di certo dove non arrivo io arriva Lui! All’omelia parlo alla gente di Oscar Romero che su invito del papa a lasciare il Salvador a causa delle minacce di morte risponde: “Resto qui. E’ qui che devo restare fino alla fine. Se mi uccidono è in mezzo al mio popolo che risusciterò”. Un uomo fattosi popolo! E papa Francesco lo beatificherà il 24 maggio…una tappa importante, decisiva per il rinnovamento radicale dei seguaci del Galileo.La notte del giovedì santo ci arriva la notizia di un assassinato in città: due giovani amici in preda ad alcool e droga si sono azzuffato e uno ha tirato fuori il coltello ammazzando il compagno. E’ fuggito ma poi si è consegnato. Siccome il giovane è di origini sudiste si temevano rappresaglie in città contro sudisti e cristiani. Il venerdì c’era coprifuoco a Goz Beida…davvero un segno di morte, Gesù ucciso ancora… e  poi la notizia del massacro dei cristiani in Kenya. La nostra preghiera incessante attorno alla croce è per tutti i crocifissi della storia.

                Il sabato mattina scorre via veloce tra preparazione delle celebrazionidi sabato e domenica…poi la visita alla famiglia di Mondor, un caro amico cos nociuto a Guereda e sua moglie Therese. Mangiamo un ottimo pesce e ci beviamo una birra come anticipo della festa. 

                Poi la veglia pasquale: tutti attorno al fuoco per far tornare a bruciare il cuore dei tiepidi e il cuore dell’umanità ferita…due giovani ragazze diventano cristiane la notte della resurrezione: Agnes e Therese. I balli e le danze non finiscono più! La gioia della resurrezione si tocca con mano ad ogni angolo della bellissima chiesetta di Goz Beida. Finiamo stanchissimi per l’intensità dei momenti vissuti e andiamo a dormire sulla solita stuoia. Al mattino di domenica ancora in moto per il giorno di Pasqua: un matrimonio e 5 cresime. Ancora festa a non finire…il cuore della comunità palpita. Ci sono anche protestanti e musulmani venuti a festeggiare con noi. La festa continua a casa di Salomon et Lartedé, gli sposi. Poi a casa di Therese, battezzata il sabato santo. Mi ritrovo come al sud: sotto al grande albero una folla enorme di perone che cantano e danzano. Mangiamo assieme e poi via verso Koukou. 

                Raggiungo Bernard la sera tardi. MI sparo 50 chilometri in due ore su una macchina che fa scalo con i passeggeri e le merci. Siamo tre davanti e 4 dietro chiusi come sardine! Sopra di noi almeni 20 persone con i piedi che penzolano al fianco delle nostre teste. Ai 20 all’ora con ruote che non so come facciano ci mettiamo in marcia. Il tempo per pregare al tramonto e poi via di nuovo.

                A Koukou mi aspettano Bernard con Desiré e Angeline i due sposi..mangiamo un buon pollo assieme, prepariamo la festa del giorno dopo e poi via a letto per riposare.

                Il lunedì di pasqua quasi 100 persone riempiono la piccola chiesette di Koukou interamente costruita con gli sforzi della comunità. Una festa popolare molto bella e partecipata. Gli sposi pieni di gioia danzano assieme al loro piccolo Gautier che ho battezzato qualche minuto prima. Il tempo di mangiare kissar (tipica specialità araba) e capretto e poi via ai saluti e di nuovo in strada per rientrare.

                Se Pasqua vuol dire passaggio il nostro è stato davvero un passaggio dentro la vita, le emozioni, il cuore di una piccola porzione di popolo di Dio al nord-est del Ciad, quel piccolo germe chiamato ad essere sale della terra e luce del mondo…una grande speranza per la nostra umanità in declino.

martedì 27 gennaio 2015

A Lele...nel cammino




             Lettera a Lele Ramin a 30 anni dal martirio...Lele vive

   Lele! Fratello e amico nel cammino, ciao!

                La tua passione travolgente per Gesù di Nazaret, il Vangelo e i poveri continuano ad accompagnarmi alle porte del deserto, qui al nord-est del Ciad. Sono passati 30 anni da quel giorno, il 24 luglio 1985…a quel tempo ero un ragazzino di 12 anni con il testa il pallone e poco più…ma già la tua e nostra passione per la giustizia cominciava a bruciare dentro… 

Tu sei più che mai vivo, fratello, e cammini sulle mie e sulle tante gambe di chi ti ha incontrato sulla strada…penso a Teresa, Elianna, Lorenzo e tantissimi altri!

                Ti ho incontrato la prima volta nel volto di tuo fratello Fabiano e nel sorriso dI Cris, i tuoi “custodi” che il giorno della mia ordinazione e dell’indipendenza del Sud Sudan mi hanno prestato i loro piedi per rinfrescarli con acqua e profumarli…sono i tuoi piedi Lele, quelli di chi lotta, non si arrende e vuole andare avanti nonostante tutto…i nostri piedi, quelli di Gesù di Nazaret, da lavare, accarezzare…per rimettersi in cammino sempre…

                Ti ho sentito nella voce di tanti giovani che non ci stanno ad accontentarsi al sistema che uccide, che provoca i terrorismi, che alza il divario incredibile tra ricchi e poveri sulla terra! E i guasti del pianeta si vedono qui dove il deserto avanza, manca acqua per vivere, si fa la guerra per la terra! E si producono sfollati, noi ne abbiamo ancora 300.000 dal Darfur da ormai più di 10 anni! Senza che nessuno più ne parli! Chi si ricorda oggi del Darfur? Chi parla più del Mali o del Sud Sudan? E il Centrafrica? Molti non sanno neanche che è un paese, che c’è gente che ci vive…qualcuno pensa ancora che sia una zona più o meno non ben delimitata verso il centro dell’Afraica…anche gente colta Lele te lo assicuro! Ma non gliene frega perché interessa solo e fa paura l’Ebola… magari perché ne può riprodurre a fianco a casa i danni…il resto se non mi tocca che me ne frega? Ne sa qualcosa Elisa del gruppo dei giovani modenesi che sono venuti a trovarmi quest’estate..ho parlato loro di te, ti abbiamo ricordato…al ritorno è stata bloccata ad Istambul una settimana perché tutti avevano paura dell’Ebola..invece solo un po’ di febbre, un attacco di malaria quella che fa così paura vista da lì…a nord…ma tu sei a sud Lele, scusami, sei al fianco di tutti i “sud”del mondo…e oggi qui ti batti con noi a fianco dei rifugiati, della gente del sud che è “fuori sede” al nord in terra musulmana, dei ragazzi-bouviers, i piccoli pastori…qui ci aiuti a incontrarci con i musulmani, a “creare primavera” con loro, come ami tu esprimerti…chi lo sa, caro Lele, che Youssuf e Mohammad mi hanno invitato a prendere un the sulla strada a Oum Hadjer senza neanche conoscermi? Chi lo sa che Ousmane è venuto a portarci una tazza di latte di cammello appena munto a me e ai giovani di Parma la mattina presto mentre pregavamo le lodi al Dio della vita a fianco di un campo nomadi? Chi lo sa che Souade ha invitato a casa sua tutti i giovani italiani e ciadiani per conoscerci e parlare di islam, donne, libertà? Chi lo sa che Ahmat Abdelkerim, noto imam di Abéché, mi sta insegnando ogni mattina l’arabo letterario? Chi lo sa che madame Hajje confida in noi per mandare a scuola i suoi figli e scrivere un progetto per il gruppo delle donne vedove di cui è presidente? Dobbiamo farle sapere queste cosa al mondo di oggi Lele! Altrimenti si sente solo che tagliano teste agli occidentali in Iraq, che bombardano in Siria!

                Dobbiamo tornare Lele a riseminare speranza in un mondo che vogliamo radicalmente diverso..dobbiamo tornare a vivere sognando come ci hai sempre detto! E allora sotto, non c’è tempo da perdere: abbiamo il Foyer dei giovani, il centro culturale da rimettere in sesto, le comunità cristiane ci aspettano per le visite..domani Tine al confine con Darfur…comunità bellissima che ha resistito per 6 anni senza visita di un prete! Poi Bahai dove i cristiani sono solo 9 dentro all’oceano musulmano ma resitono (dove due o tre sono riuniti nel mio nome…), poi Am-Jarass la città del presidente megalomane che vuole fare di un villaggetto nel deserto la nuova capitale…tentazione di grandezza anche per la comunità cristiana che vuole farsi costruire una megachiesa…ma non ci sarà una terza possibilità: o i soldi o il Vangelo! Poi abbiamo l’Assemblea generale con tutti i rappresentanti delle comunità…il primo evento di questo tipo per noi…padre Gerrry, gesuita che lavora con i rifugiati ci aiuterà nel ritiro e poi ci confronteremo, Lele, anche duramente se serve ma con il desiderio di camminare insieme…poi l’inizio della cellula Caritas con il lavoro da fare in prigione, malati di Aids, famiglie in difficoltà, donne musulmane con handicaps, vedove, bambini di strada…poi vogliamo aprire una transmissione in radio per far posto al Vangelo in terra d’Islam..imporlo? Ci insegni tu Lele che si propone qualcosa di così bello come la Bella Notizia! Mai imposta, mai gridata…sempre proposta, con franchezza, audacia e decisione..anche coraggio ma senza violenza, superbia, senza sentirci migliori…poi finalmente la Comissione Giustizia – Pace – Islam che vuole lavorare per l’incontro e l’indagine sui problemi veri del nostro paese e della nostra terra…senza paura! Poi la formazione biblica, il lavoro con i giovani, la fine dei lavori per l’hangar, il capannone all’aperto che sarà chiesa, ma anche luogo di concerti, feste, riunioni…uno spazio per sertirsi “a casa”…può bastare Lele? Ci dirai tu la strada perché è certo che sarà dietro il Galileo e allora andremo bene e sicuri…chiedendo perdono ad ogni passo falso, ricominciando, rialzandoci dopo le cadute, puntando all’essenziale, con il divieto di scoraggiarci! Qui non si può, sempre avanti e sempre oltre!

                Il programma di fondo? La tua frase, Lele, la più bella che ancora mi fa venire i brividi mentre scrivo: “La mia vita vi appartiene, vi appartenga anche la mia morte!”…così è la missione, questione di appartenenza ad un popolo…vita e morte per loro, fino in fondo?

                Il segno che ci accompagna? Il tuo più bello Lele, la tua più vera risposta ad ogni difficoltà, scontro, delusione, un abbraccio!

Ciao Lele, fratello nel cammino…dai la tua carica a Cris adesso e a tutti coloro che lottano per andare avanti, per un mondo migliore, per la fame e sete di giustizia appassionati con cui ci hai contagiato!
Portaci al cuore di Dio, al tuo cuore…non credo ci sia differenza…

Tuo sempre
Fratello e amico nel cammino
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