martedì 30 giugno 2015

Metti in circolo il tuo amore



Mc 1,7-11
7 Giovanni proclamava dicendo: Viene dietro di me quello più forte di me, del quale io non sono sufficiente a inchinarmi e sciogliere il laccio dei suoi sandali. 8 Io vi battezzai con acqua, ma lui vi battezzerà in Spirito Santo. 9 E avvenne in quei giorni: venne Gesù da Nazaret della Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. 10 E subito, salendo dall'acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito come colomba scendere su di lui. 11 E venne una voce dai cieli: Tu sei il Figlio mio, il diletto; in te mi compiacqui!

                Giovanni ha una missione, un senso bello alla sua vita, un amore appassionato: spendersi per aprire la strada alla speranza. Quella che si respira a stento nel nostro dilaniato mondo dove gli attentati in Nigeria, a Parigi, in Siria, in Iraq e in Terra Santa vogliono farci credere che non sia più possibile vivere assieme sulla terra. Qui in Ciad arrivano gli sfollati nigeriani dal lago dopo la tremenda strage di Baga dove un intero villaggio é stato devastato da Boko Haram, il gruppo terroristico che terrorizza il nord Nigeria e il nord Camerun. Dopo i profughi del Darfur e del Centrafrica ora arrivano anche da occidente i fratelli e sorelle che hanno perso la loro terra. Tutti vedo che parlano della Francia e degli attentati di Parigi! Ma dell’Africa a chi gliene frega? Ci sono cittadini di serie A e di serie B sulla terra? Qualcuno vale di più solo per il fatto di essere europeo? Non facciamoci rubare la verità profonda dello stare al mondo!

                L’uomo del deserto parla di un altro:  tutta la sua vita, le sue parole e i suoi gesti parlano di un altro! Difficile per noi narcisisti e figli dei “selfie” parlare di altri. Facciamo di tutto per attirare attenzione, successo, soldi: spudorati figli dell’era dell’ottimizzazione del profitto e dell’allocazione massima delle risorse…magari proprio quelle del sottosuolo africano saccheggiato e deturpato dalle grandi multinazionali che non risparmiano mazzette per assicurarsi pozzi e quattrini. Come hanno fatto in Tanzania le compagnie petrolifere ExxonMobil (Usa), Statoil (Norvegia), Bg Group e Ophir (Gran Bretagna) per assicurarsi enormi giacimenti offshore di gas naturale recentemente scoperti. Ma potremmo dire del Ciad dove si spartiscono la torta del petrolio i grandi del mondo. Giocano ancora a schacchi sulle spalle della povera gente che non sente i benefici dell’oro nero.

                Questo altro raccontato da Giovanni è più forte: non ha armi, predica e pratica la nonviolenza attiva, racconta il sogno del Regno. Come può essere più forte? La vera forza quella che tutto sorpassa e può davvero è l’amore incondizionato. Quello che vince anche la morte! Altrimenti con tutte le armi e gli eserciti che avevano perché Ben Ali, Mubarak in Egitto, Compaoré in Burkina Faso sono saltati? La vera forza è il dono totale di sé stessi. Come Gesù di Nazaret che si è svuotato per farci spazio dentro una storia nuova, ribaltata. Quella dove gli uomini e le donne della terra si trattano finalmente come fratelli e sorelle. Qui ad Abéché, al nord-est del Ciad, a stragrande maggioranza musulmana tutti vanno in giro con il coltello, non si sa mai. Il Dottor Kodi, amico e fratello musulmano, nella sua conferenza con i giovani tuona:”Ma dove siamo? Che mondo stiamo costruendo? E’ pazzesco come i padri nei nostri quartieri chiedono ai figli  prima di uscire di casa se hanno preso il coltello? E’ questa la società che vogliamo costruire? E’ questo il modello che i padri passano ai figli?”. Noi missionari andiamo come siamo..senza doverci difendere. La nostra forza sono Gesù di Nazaret e il Vangelo che si fanno strada da soli. Quando i militari ci perquisiscono la macchina e trovano delle Bibbie, calice e patena per la messa, ci lasciano andare subito: il nostro lasciapassare. Ormai ci conoscono e anche i musulmani sulla strada spesso ci dicono: “Prega per me”.

                Giovanni non é colui che deve dare vita al defunto Israele. Vigeva in quel tempo e in quella cultura che una donna rimasta vedova senza figli, il peggio in assoluto, veniva presa dal fratello del marito per poter avere almeno un figlio e lasciare al defunto una discendenza. La “legge del Levirato” molto comune ancora qui in Ciad in diversi gruppi etnici. Ma se il fratello rifiutava doveva togliersi il sandalo e darlo ad un altro che prendeva su di sé quel diritto. Non è allora Giovanni che può dare vita ad Israele ormai vedovo per essersi allontanato da Dio. Ma quel diritto e quell’impegno sono di Gesù! Yeshoua in ebraico, quello che sulla croce non si tira indietro e non l’Issa del Corano che è sostituito da un sosia. Questo è un punto chiave che differenzia la cristologia cristiana da quella islamica. Abbiamo un solo Dio? Sì, ne sono convinto ma lo narriamo e lo preghiamo in modo diverso. Parliamo linguaggi diversi, tradizioni diverse, modi di pregare diversi, modi di vivere diversi. Quando il sultano di Iriba mi attacca e mi dice che non ha senso che io sia celibe gli rispondo per le rime senza arrabbiarmi: “Fratello tu segui il Corano e vacci in fondo. Io seguo la Bibbia, almeno ci provo, e ne sono felice”. L’incontro interreligioso si fa con rispetto ma anche con franchezza, con coraggio e con audacia. Certo l’incontro col diverso cambia la prospettiva di vedere le cose, il modo di atteggiarsi, allarga orizzonti e vedute. Ma anche consolida delle certezze e approfondisce una critica propositiva dell’altro. Il fatto di essere piccola minoranza non deve farci paura o chiuderci nelle nostre piccole certezze. Dobbiamo osare essere fermento. Dobbiamo osare di essere Chiesa in uscita come ci invita papa Francesco. Chiesa che esce, che rischia, al fianco dei poveri, per la giustizia.

                Il Gesù dei Vangeli battezza in Spirito Santo. Immerge cioè nella capacità di amore di Dio, in una vita di una qualità così bella e forte che neanche la morte può distruggere. La riconosci la persona che è mossa dallo Spirito: la gioia di vivere, il coraggio delle proprie scelte, l’andarci fino in fondo. Quello Spirito che leggo sui volti di Patrice, cristiano burkinabé, derubato due volte ad Abéché ma ritornato al suo lavoro per una ong che segue progetti si sviluppo rurale, di Fidele, professore all’Università e nostro catechista, anche lui picchiato, derubato e con il fucile alle tempie. Hanno una marcia in più! Sono tornati fedeli al loro posto! E ringraziano di essere vivi.

                Per entrare nelle vene aperte di questo nostro mondo Gesù di Nazaret decide di farsi battezzare, di immergersi nel cuore del mondo. Di provare sulla pelle i nostri dolori e gioie, fatiche e speranze. Solo chi vive in prima persona e sulla pelle quello che predica diventa davvero testimone! Questa è la missione: amare un popolo e lasciarsi amare, dare la vita. Camminare insieme, spendersi perché la tua vita appartiene a loro! Non ti appartieni più. “ la mia vita vi appartiene, vi appartenga anche la mia morte” disse Lele Ramin in una predica prima di morire, ormai minacciato di morte. Lui l’ha detto, è stato coerente e ne ha pagato il prezzo. Ma il prezzo più alto è quello di non schierarsi per paura dalla parte dei poveri e della giustizia. Il prezzo di restare neutri o indifferenti, spesso tristi sentendosi impotenti e lasciando scorrere la nostra vita senza prenderla in mano.

                Risalire dall’acqua è risorgere. Ne abbiamo bisogno nell’Africa che ancora vive troppo di passione e morte. Di armi vendute (gli italiani siamo tra i primi!) per fare guerre intestine, di mine antiuomo, di terra rubata! E dei minerali che vengono continuamente rubati in Centrafrica nel caos più totale possiamo parlarne? Perché i grandi della terra giocano a scacchi con noi per rubare meglio! Ora il Ciad interessa a tutti che sia stabile, che non ci siano conflitti..ma fino a quando? Negli Stati attorno invece si è provocato il disordine del tipo “si salvi chi può e rubino tutti”. Vedi il  Centrafrica, la Libia, il nord Nigeria e nord Camerun, il Sud Sudan. Siamo dentro un gioco più grande di noi e abbiamo sete di Spirito, di pace vera, di colombe che volino libere in cieli liberi da missili, aerei da guerra, fumo nero delle macerie. Come la colomba che esce dall’arca di Noé e porta la buona notizia di un ramo di ulivo: le acque si sono abbassate, la vita ritorna. Come nel deserto dopo la stagione delle piogge che devastano ponti e villaggi: i wadi, i ruscelli del caso, si riempiono fino all’impossibile e per qualche ora l’acqua scorre inesorabile. A Tine, alla frontiera con il Darfur, sono morte nove persone l’agosto scorso per essere state sorpresa da un immensa onda d’acqua mentre attraversavano un wadi. Ancora oggi nei grandi ruscelli secchi si incontrano spesso macchine e camion travolti dall’impeto dall’acqua. Segno di una forza della natura incredibile.

                Chi sceglie la strada di Gesù, quello dei Vangeli, avrà una conferma: la strada è quella giusta, quella dell’amore che risponde all’amore. Ma anche al male degli uomini. “Vincere il male con il bene” direbbe il missionario Paolo. In un crescendo che non ha limiti. “Metti in circolo il tuo amore” cantava Ligabue. Il Padre conferma la scelta di Gesù, quella più bella di amare fino in fondo. Soltanto così la vita assume un gusto inimitabile, senza prezzo, quello di una gioia che sorpassa tutto. “Quella per cui vale la pena vivere e, se serve, morire” diceva sempre Martin Luther King.


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