martedì 30 aprile 2019

Non mi trattenere...

Chi ama non trattiene. Lascia libero. Il Dio della vita non ci tiene legati. Se vogliamo fare la nostra vita ci lascia partire.
E cosi' il Risorto nell'incontro con Maria di Magdala chiede di non essere trattenuto. Perche' chi vuol trattenere vuol possedere. E il possesso non va daccordo col Dio di Gesu'. Dio del dare e non dell'avere. Del condividere e non dell'accumulare.
Non si possiede Dio, lo si cerca sempre. E se si trova lo si cerca ancora. Non ci appartiene. Semmai noi apparteniamo a Lui.
Maria capisce e corre come missionaria ad annunciare ai suoi fratelli e sorelle che ha fatto esperienza del Risorto. Ecco la missione: narrare agli altri l'incontro profondo col Padre e Madre di tutti. O come diceva Tonino Bello:" Il missionario e' un mendicante che ha trovato pane e va a dire agli altri dove l'ha trovato".

Camminiamo a lungo nel bosco con Chiara, Elisabetta, Giovanni e Sara. A tratti in silenzio per meditare. A tratti raccontandoci la vita in profondita'. Piu' i racconti si fanno profondi e piu' lasciano il segno. Tanti racconti del nostro passato ci ricordano il passaggio di Dio nella nostra vita. Anche questo e' il cammino. Sull'erba mangiamo pane, pomodori e frutta. Ci concediamo una birra dopo 25 km di camminata. Poi ostello, doccia, riposo. La messa alle 19 con benedizione dei pellegrini. Quindi cena preparata da noi con spaghetti al tonno e insalata.

Alla messa il parroco mi invita a dire una parola ai pellegrini molto numerosi. In inglese e spagnolo condivido loro che come Gesu' nel Vangelo di oggi invita Nicodemo a rinascere dall'alto (Gv 3) cosi' anche il cammino ci chiama ad essere persone nuove. Alla fine del cammino c'e' un altra persona che vuole dare un cambio di passo radicale alla sua vita. E poi a dirla tutta non c'e' la fine del cammino. Proprio come per la vita, non c'e' la fine. C'e' un nuovo inizio. Talmente bello e appassionante che neanche la morte puo' interrompere...


lunedì 29 aprile 2019

Correvano insieme...

Il cammino insegna a rallentare. Non certo a correre. Ma per l'essenziale si corre. Eccome. Come Maria di Magdala e i due discepoli attorno al sepolcro. Un fermento notevole e una ricerca spasmodica. Inizio del capitolo 20 di Giovanni. Dov'e' il corpo di Gesu' di Nazaret? L'emozione va alle stelle. E soltanto il discepolo amato da Gesu', cioe' te o me stesso, quando vede si ricorda delle parole ascoltate riguardo a passione, morte e resurrezione. E allora comincia ad affidarsi. Certo e' soltanto l'inizio. Sara' tutto un itinerario. Dura una vita. Come il cammino.

Non importa tanto cercare il corpo di un morto. Cio' che interessa e' sperimentare sulla pelle il Risorto, vivo. Che cambia la vita.

Oggi si corre per tutto ma spesso non per l'essenziale. Che e' l'incontro col Risorto che ci fa risorgere. Questo merita tutte le forze, i chilometri accumulati, il cambio di passo. Quando si sperimenta nella propria vita la presenza del Risorto non si va a cercare vita altrove. Basta e avanza. Come l'acqua di vita promessa alla Samaritana.

I primi chilometri da Ligonde a Palas del Rei li passo nella notte al canti degli uccellini. Solo. Per andare a salutare i fratelli comboniani che accolgono i pellegrini nel cammino. Facciamo colazione insieme e preghiamo le lodi del mattino. Ci salutiamo e il cammino continua tra i boschi. Tra ponti romani, pranzo sull'erba con pane e pomodori, piedi nel ruscello. Prepariamo la cena nell'ostello a Melide con gli amici di Parma e celebriamo l'Eucarestia.

La sera tutti a letto presto. Dalla fatica del giorno. Senza correre. Con la gioia straripante di sentirci dentro un percorso molto piu' grande di noi. Che ci sorpassa. E' il Risorto che a fianco ci prende per mano. Passo dopo passo verso l'orizzonte unico del Regno. Luogo di fratellanza universale. Il sogno a cui il Dio della vita non si e' mai arreso. E mai si arrendera'...

domenica 28 aprile 2019

Io in loro...

E' ancora notte quando arrivo al segnale che mancano 100 km a Santiago. Passaggio importante per i pellegrini. Certo emozionante. Amo camminare le prime ore del mattino quando le voci del bosco cominciano i loro concerti. La notte che nel Vangelo di Giovanni rappresenta lo smarrimento dei discepoli, il cuore del sistema di morte. Notte che attende la luce del mondo: Gesu' di Nazaret. Amo le prime luci dell'alba, quelle della speranza di un mondo nuovo capace di andare oltre la morte.

Quelle della richiesta di Gesu'al Padre per noi suoi amici: di essere preservati dal male. Che il male non sovrasti la nostra sete di vita. E che possiamo essere una cosa sola con Lui ed il Padre. Domande molto appassionate e vere. Come quella che conclude il capitolo e che ancora mi da i brividi : "Che l'amore con cui mi hai amato sia in essi ed io in loro".
Bellissimo! E da fuori di testa. Avere dentro noi l'amore con cui il Padre ha amato il figlio? Che Gesu' viva in noi? Robe da capogiro. Ma certo l'orizzonte di Dio. La sua abitazione in noi. Dove non sai piu' se sei tu che vivi e se e' Lui. La fusione di Dio con l'uomo. L'abbraccio tra terra e cielo. Solo da intuire e vivere. Certo duro da spiegare.

Esattamente come l'Eucarestia celebrata questa sera a Ligonde su un bellissimo prato al sole. Talmente travolgente da sorpassarci sempre. Con gli amici pellegrini ci mettiamo in cerchio sul prato, ascoltiamo la Parola e spezziamo il pane. Il Dio che si fa cibo e vive in noi. Lo capiamo questo? Io faccio tanta fatica ma ci provo. Occorre tentare la mistica del riconoscerlo presente sempre e ovunque. Che cammina al fianco...come con i due persi di Emmaus. Aveva davvero ragione Karl Rahner quando diceva: " Il cristiano del XXI secolo o sara' un mistico o non sara' ".

sabato 27 aprile 2019

Perche' abbiano in loro la pienezza della mia gioia...

Il cammino riserva sorprese sempre. Arrivano dall'Italia amici di lunga data per percorrere insieme l'ultimo tratto fino a Santiago. Giovanni e Sara, Chiara e Betta. E allora la tappa di oggi splendida, sotto un bellissimo sole tra le campagne, diventa speciale. Tanti ricordi di momenti importanti e intensi passati insieme. Il cammino e' proprio come la vita: tratti percorsi insieme restano nel cuore e danno sapore ai nostri passi. Doni immensi del Dio della vita!
Che ci concede alla fine della tappa un ruscello con acqua freschissima per consolare i piedi.

Intanto continuo la meditazione dell'incontro diretto tra Gesu' e il Padre al capitolo 17 di Giovanni. Mi colpisce molto quando Gesu' chiede per noi suoi amici la pienezza della sua gioia. Che roba grande! Poter vivere con la profondita' della sua gioia...anche nel momento piu' duro del suo passaggio sulla terra. Questo me l'ha insegnato la nostra gente. Gesu' presente in loro. Dal Peru' al Ciad. Si possono vivere situazioni durissime senza perdere la gioia profonda di stare al mondo. Ricordo ancora quando una donna peruana mi disse a Lima: " Fratello il contrario della gioia non e' la sofferenza. E' la tristezza". Ce l'ho stampato nel cuore. Me lo ripeterono piu' o meno cosi' in Ciad. Mi fecero capire come si puo' soffrire senza perdere la gioia di vivere e lottare. Questi i miei maestri di vita. Queste le lezioni piu' belle e importanti che ho ricevuto. Dai miei maestri, i poveri, e dalla facolta' della strada.
Grazie a te, Papa' e Mamma di tutti, per ogni persona incontrata lungo il cammino della vita. Perche' mi fanno assaporare la pienezza della tua gioia...

venerdì 26 aprile 2019

Perche' siano una sola cosa...

Al mattino presto sotto la neve mi inerpico sulla salita verso O'Cebreiro. Freddo da lupi e passo lento. Mancano circa 160 km a Santiago. Le scarpe si inzuppano d'acqua al punto che devo cambiare calze e mettere sportine di plastica per proteggerli. Continuo a meditare il capitolo 17 di Giovanni. A volte a testa bassa per evitare che la neve arrivi dritta negli occhi. Non ci vogliono sempre e comunque condizioni imprescindibili per l'incontro con Lui. Basta cercarlo dentro la vita. Come il lungo incontro diretto di Gesu' con il Padre di Giovanni 17. Nel momento piu' duro e sofferto lo cerca. Dopo il gesto clamoroso della lavanda dei piedi e un lungo discorso d'addio ecco l'affidare tutto al Padre. Pedagogia di Dio per il cammino dell'uomo. Si parte dai gesti, si spiegano in profondita', si affida.

E nell'affidare non una parola per lui, per la sua pelle. Semmai chiede al Padre di essere glorificato. Cioe' che si possa mostrare a tutti la sua capacita' di amare fino in fondo. Ecco la gloria di Dio. L'uomo che vive diceva Sant'Ireneo. Il povero che vive diceva Sant' Oscar Romero. Non gloria di noi uomini che cerchiamo prestigio, onori e prime pagine.

Quando affida pensa a noi suoi amici. Chiede al Padre di custodirci, cioe' di proteggerci dalle trame di questo sistema di morte che ci abita. E soprattutto chiede che possiamo essere una cosa sola con Lui! Cioe' che diventiamo divini. Talmente umani da essere divini, direbbe Leonardo Boff. In effetti Gesu' camminando ha assunto negli incontri che faceva una tale umanita', cioe' capacita' di empatia, compassione, comprensione in profondita' con il popolo che ha mostrato cosi' la sua capacita' infinita di amare. Appunto la condizione divina.

Noi siamo chiamati ad essere cosi': capaci di amare al punto da diventare come Lui. Il cammino ricorda proprio questo. Passo dopo passo verso le alte vette dell'amore. Certo lontane, durissime. Ma non impossibili. Si cade, ci si rialza, si riparte. Sempre in cammino. Quelle vette sono l'obiettivo di tutta una vita. Non tanto Santiago.

Come mi ricordo' un giorno un amica carissima appena dopo aver perso il suo fidanzato in un incidente in montagna: " La vita e' un occasione per imparare ad amare".

A distanza di anni, ripensandoci camminando, ancora i brividi scorrono dentro le mie vene...

giovedì 25 aprile 2019

Perche' Lui da' vita vera...

La missione di Gesu' di Nazaret nel Vangelo di Giovanni e' tutta qui: comunicare vita vera a chi lo incontra. Vita piena, felice, intensa. Di qualita' talmente bella e alta che non puo' terminare. E' per sempre. Infinita. Questo e' molto chiaro nel lungo scambio di Gesu' con il Padre nel capitolo 17 di Giovanni.

Ho camminato oggi 28 km sotto la pioggia meditando queste parole ( Gv 17,2). A volte basta un solo versetto per riempire la giornata. E dare spessore ai passi. Anche quando si fanno faticosi. Bello vivere trasmettendo vita, positivita', speranza, umanita' a chi ci sta incontro. E ricevere vita da chi ci circonda. Missione di Gesu' e missione nostra. Mi ha ricordato tanto le stesse parole di Gesu' al capitolo 10: " Sono venuto perche' abbiate la vita e la vita in abbondanza".

Ma cosa sara' mai questa vita piena, abbondante, infinita?
Gesu' lo spiega chiaramente: "Questa e' la vita infinita: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che ha mandato Gesu' Cristo". (Gv 17,3).
Ma allora tutti quelli che non hanno potuto incontrare nella vita il Padre o Gesu' di Nazaret non vivranno per sempre? Colpa nostra? Colpa loro?

Niente paura. Lo spiega bene il profeta Geremia: conoscere Dio e' praticare la giustizia (Ger 22,15-16). Non sono teorie, concetti, dottrine. E' il lavoro concreto per rendere piu' giusto e umano questo mondo. Questo e' alla portata di tutti. Quindi anche conoscere Dio non e' privilegio di qualcuno ma e' per tutti coloro che si sporcano le mani per cambiare questa umanita'. E renderla piu' vivibile.

Ora sono a riposo dopo doccia e condivisione con amici tedeschi. Ho preparato pasta per tutti e loro hanno risposto con il pure'. Alle 20h30 celebriamo l'Eucarestia con i pellegrini in inglese in splendida chiesetta romanica...con lavanda dei piedi ai pellegrini. Proposto da loro. Gesto oltre ogni confine...

mercoledì 24 aprile 2019

Coraggio, io ho vinto il mondo...

L'amore vince il sistema di morte. E' molto piu' forte. E questo Gesu' di Nazaret lo assicura ai suoi amici incoraggiandoli nel momento dell' addio. Capitolo 16 di Giovanni.

Cammino in questa prospettiva. Seguendo uno che agli occhi degli uomini e' un perdente. Ma da come il Padre guarda il mondo un vincente. Perche' ci spende le sue energie per gli altri, soprattutto i piu' poveri e abbandonati, vince sempre. Anche se lo fanno fuori. Vince in un senso molto piu' grande della competizione. Vince perche' si trova al suo posto. Quello della felicita'. Perche' come ama ricordare Papa Francesco colui che trae piu' beneficio dalla sua vita e' quello che si spende per gli altri. Paradosso esemplare della vita. Ma verissimo per chi lo sperimenta sulla pelle.

Intanto il cammino prosegue oggi per 30 km. Meditando il capitolo 16 del Vangelo di Giovanni che e' un capolavoro di incoraggiamento. Sotto neve ed acqua. Accompagnato da Russial, donna americana sempre sorridente e positiva che cammina per ritrovarsi dopo la perdita del marito. Camminando ci raccontiamo la vita. Arriviamo a sera in un ostello molto caratteristico. Siamo una ventina provenienti da Francia, Olanda, Corea, Usa, Italia, Lituania, Giappone. Mangiamo tutti assieme attorno al grande tavolo dell'umanita' nuova.
In fondo il cammino e' proprio un laboratorio per la vita interculturale del futuro. Alla faccia di tutte le chiusure, razzismi e fascismi che vogliono rialzare la testa. Intanto domani e' il 25 aprile e con la Resistenza non si scherza. Oggi, ieri e sempre resistenza contro questo sistema di morte che affama nel mondo 821 milioni di persone! Resistendo per vincere il mondo dell'opulenza di una piccola parte dell'umanita' (o disumanita' sarebbe piu' giusto) che vive sulle spalle degli altri.
Se l'uomo di Galilea ha vinto, ora e' il nostro turno.
Camminando...