sabato 23 marzo 2013

Fermento di Missione





Commento libero al Vangelo della Resurrezione

 Gv 20,1-9 

Mentre la tensione aumenta in tutto il paese, con le presenze di islamisti che vogliono vendicare l’intervento armato in Mali, il divieto per gli stranieri di avvicinarsi al confine con Camerun e Nigeria, lo rispuntare dei « coupers des routes » che assolgono i viaggiatori, una Buona Notizia percorre le strade del Ciad...c’é movimento attorno al sepolcro! Sul luogo della morte un via vai di gente che profuma di ricerca e di vita. Come attorno alla casa di Frederick, giovane cristiano della comunità di Mandelia, a sud di N’Djamena, morto di epatite. Un incredibile folla che si accalca attorno alla famigia, per pregare, cantare, danzare e riportare speranza nella disperazione.

Maria di Magdala non si arrende, come le donne ciadiane e come Ronel, giovanissima, che nel carcee di N’Djamena piange a dirotto perché le hanno dato 10 anni. E’ buio. Il muezzin canta l’invito alla preghiuera e i musumani di N’Djamena si preparano con le abluzioni per rivolgersi ad Allah. E’ buio per la Chiesa, che si concentra sul nome del nuovo Papa e non su una doverosa, radicale e urgentissima revisione del servizio petrino. E’ buio per l’umanità che cerca felicità nello spred e nei soldi facili senza impegnarsi a ridurre i divari che separano i pochi ricchi dalla stragrande maggioranza dei calpestati della terra. Maria non si da per vinta e tornando là dove la speranza si era rotta, vede che qualcosa si é mosso. Una pietra, quella su cui si é scritta la Legge di Mosé e che ora deve essere tolta per far spazio al primato dell’amore e del messaggio delle Beatitudini. Si riaccende la fiamma. Corre via per raggiungere i discepoli. “Hanno portato via il Signore!” é il grido dei pochi superstiti che ancora cercano ardentemente Dio sulla terra. E che lo vedono sfigurato nel volto degli enfants-bouviers del Ciad, della gente che ha perso la terra per il petrolio, delle bambine schiave degli arabi e violentate a N’Djamena, degli sfollati che vivono sotto le tende perché con le alluvioni dell’anno scorso hanno perso tutto, dei contadini che si vedono invasi i campi dalle bestie degli allevatori. Non é certo il tempo di profeti a di uomini illuminati ad alti livelli...ma Dio li nasconde tra i piccoli come sa fare Lui. Anche qui in Ciad. Come Etienne, responsabile della comunità cristiana della Loumia, a 90 Km sud di N’Djamena, che conduce col cuore la sua gente nel ritiro di quaresima sotto gli alberi e le sorelle Asuncion et Marceline che non mancano mai in carcere per ascoltare e accompagnre i detenuti.

Pietro e l’altro discepolo “amico” di Gesù (cioé tu!) si mettono in moto e corrono. E’ un crescendo di fermento e di vivacità...la vita che rifiorisce dalla morte. Prima sono scappati e ora ritornano perché il richiamo della coscienza e il profumo della vita sono irresistibili. Sono confusi e smarriti come i nostri cristiani, con un piede che cerca l’adesione a Gesù di Nazaret e e con l’altro radicato nella tradizione, nella magia dei cri-cri, nei consigli, nei feticci e nelle cure dei marabout. Ancora non si fidano anche se la vista é già un passo. Nell’anno della fede siamo ancora lontani come Chiesa nell’abbandonarci a Dio. Ma Lui continua a fidarsi di noi. E’ convinto che riuscirà ancora a tirar fuori da noi qualcosa di molto buono. Come Joseph Ratzinger, che sorprende tutti e se ne va dando una lezione alla Chiesa e all’umanità. Il discepolo amico vede e crede. Ha osservato il sudario, le bende e ha riconosciuto che appartenevano a Gesù. Il cuore, la memoria e Maria di Magdala lo riportano all’esperienza della passione e della morte. Senza le quali non c’é resurrezione! Comincia a credere, almeno alla parole di Maria. Perché ancora non ha compreso la Parola, come i due che camminano tristi verso Emmaus (Lc 24,13-35). Non capisce cosa possa voler dire Resurrezione, ma già la sta vivendo. E’ in cammino. Come quando, anche senza comprendere, andiamo avanti, decisi e convinti di essere al posto giusto. Ancora non parlano e non raccontano. La Missione palpita dentro ma ancora la fiamma deve uscire e contagiare gli altri. Tornano dov’erano prima. Ma non sono più gli stessi. La forza della Parola cova dentro. Come mi capita in questo tempo di avvicinanamento lento e in punta di piedi al mondo musulmano. Con la lingua che ancora arranca con l’arabo e fa fatica a sciogliersi.

E’ solo questione di tempo. Perché ben presto la Missione irromperà con la forza dell’energia di Dio. Perché é roba sua. Noi siamo le sue gambe e le sue braccia per portare, vivere e testimoniare la Buona Notizia. Soltanto impregnati di Lui (battezzati!), della sua passione, morte e resurrezione saremo capaci di vedere, sentire e comunicare vita attorno ai luoghi di morte. Per cambiare il mondo!

C’é movimento e vita attorno ai sepolcri della storia...

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