lunedì 26 novembre 2012

Chiesa del futuro



Ho sollevato il corpo e sangue di Gesù di Nazaret nella piccola
cappella a Guira. Era la messa dei giovani. Stiamo celebrando in tutte
le comunità per animare i ragazzi a partecipare al Forum Nazionale dei
giovani a Moundou a fine anno.

Dopo un incontro biblico sul primo capitolo del Vangelo di Marco con
buona partecipazione e condivisione dei ragazzi abbiamo cominciato la
celebrazione dell’Eucarestia. La piccola capanna trasformata in
cappella era piena ricolma. Canti e danze che non finiscono. Poi verso
la fine un immagine che mi è rimasta scolpita.

Le mie mani che prendono il corpo e sangue di Gesù per mostrali ai
giovani. Un silenzio incredibile. Ormai tutto buio con la sola luce
soffusa di una lampada. Al centro Lui. Sotto la paglia della capanna,
attorno ai banchi fatti con rami di alberi. Le stuoie dove si siedono
le donne. I bambini che si affacciano dalle finestrelle in mattoni
cotti al sole.

Mi sono immerso per un attimo nel “sogno di Dio”: una Chiesa povera,
come voleva Giovanni XXIII e non solo dei poveri. Una Chiesa che osa
mettere al centro Gesù di Nazaret e il gesto supremo dell’amore:
l’Eucarestia. Dello spezzarsi per l’umanità. Una Chiesa di giovani,
semplici e dal futuro tutto da inventare. Una Chiesa fatta di
“irregolari” come molti dei nostri ragazzi secondo i dettami delle
regole ecclesiastiche e del diritto canonico. Una Chiesa dalle porte
aperte, come quelle delle nostre cappelle di brousse (dei villaggi).
Non solo perché di lamiera e barcollanti, ma perché non vogliono
escludere nessuno. Una Chiesa che si fonda sul Vangelo. Non a caso
giriamo per i villaggi per condividere prima la Parola e poi
celebrarla. E i giovani si sentono rinascere quando la Parola la
spezziamo insieme. Una Chiesa di eguali. Dove i laici sono
protagonisti! Una Chiesa che si ritrova a festeggiare e mangiare
assieme nelle stesso piatto. Come abbiamo fatto alla fine della messa.
Tutti attorno alla “buole” la polenta di miglio bianco preparata con
salsa di pesce. Una Chiesa staccata dai soldi e aggrappata alla croce!
Una Chiesa dove i responsabili si rifanno continuamente ai primi
discepoli pescatori e non agli orpelli, privilegi e ori dei seguaci
dell’impero. Una Chiesa davvero missionaria con lo sguardo alto verso
l’umanità. In particolare quella ferita, umiliata, oppressa dal
sistema neoliberista dominante.

Questa è la Chiesa nella quale proviamo a credere! Questa è la Chiesa
del Vaticano II! Vivace, coraggiosa, semplice, profetica, accogliente.
Staccata dal potere e capace di denuncia di ogni ingiustizia e sopruso
“ Cristo è vittima di un ingiustizia e ogni ingiustizia sfida il
cristiano” diceva Lele Ramin. Certo una Chiesa con i suoi mille
difetti, imperfezioni (che bella la teologia dell’imperfezione!),
contraddizioni. Che hanno bisogno di perdono, accoglienza e anche
stimolo per cambiare rotta. Dove nessuno però è escluso.

Per dirla con l’amico Ortensio da Spinetoli nel suo, orami datato,
capolavoro “ Chiesa delle origini, Chiesa del futuro”: “La chiesa del
futuro abbandonerà le vecchie rotte, le stesse sedi del potere (i suoi
palazzi) e si ritirerà nel deserto per uscire rinnovata e purificata,
e per presentarsi alle nazioni non come una loro concorrente o una
loro alleata, ma come l’”ancella dei popoli”.

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