martedì 10 ottobre 2017

Va' e profetizza il mio popolo




 Missione dentro il popolo

Era un pastore. Trascorreva la sua vita nei campi. Come tantissimi nostri ragazzi ciadiani rapiti al sud e trasportati al nord per vivere dietro cammelli e pecore nel deserto. Nuovi schiavi di oggi. 

Si chiamava Amos. Dio gli ha preso il cuore e lui si è messo in cammino. Lo ha chiamato e lui ha risposto. In un tempo non facile, con il Regno di Israele spezzato in due e con il popolo che allontana il cuore da Dio per avvicinarlo alla ricchezza, all’accumulo e al sopruso contro i piccoli. Come il sistema sempre più impazzito di oggi. La globalizzazione dell’ingiustizia. L’imperialismo del denaro. Che impedisce ai nostri giovani di riprendere le lezioni all’Università. Bloccata da scioperi infiniti. Per colpa dei pochi che intascano i soldi destinati ai professori.

Dio lo invita a profetizzare. A svegliare la sua gente dal sonno comodo dell’assuefazione all’ingiustizia! A far breccia ancora una volta nel cuore del popolo con il sogno di Dio. Un mondo radicalmente altro. “Dove neri e bianchi si daranno la mano per camminare come fratelli” diceva Martin Luther King. Come cristiani e musulmani che “cercano l’acqua di Dio dallo stesso pozzo” amava ripetere Chistian De Clergé.

Il giovane si mette in cammino contro la corrente del mondo. E ispira ancora oggi tantissimi volti che provano a remare contro l’ingiustizia nei vari angoli più remoti del mondo.

Come ad Abéché dove un popolo in cammino prova a costruire il sogno di Dio dentro il popolo.
·         Questa sera arrivo dei responsabili dei nostri 6 centri culturali della nostra immensa comunità cristiana per il primo incontro di coordinamento.

·         Da mercoledì sera Assemblea Generale con delegati di tutte le comunità cristiane che formano comunità di comunità. Famiglia di famiglie. Con la festa patronale la domenica di Santa Teresa del Bambino Gesù. Si preannunciano danze e polenta con capra per tutti.

·         Ai primi di ottobre festa dei 150 anni di vita dei Missionari Comboniani con animazione sulla vita di Daniele Comboni e dei suoi figli e figlie. Quest’anno con la grande novità della nascita ad Abeché del gruppo dei Laici Missionari Comboniani. 

·         Poi grande giro per le visite in tutte le comunità. Distanti fino a 500 Km. Tra deserto e steppa. Buche e fiumi. Per toccare con mano l’azione di Dio nella storia.

·         6 scuole cattoliche che riaprono le porte. Due nuove. Tra speranze e fatiche.

·         Continua il servizio della Caritas con i prigionieri e ben presto con le donne per l’alfabetizzazione.

·         Alcuni giovani che si interrogano sulla chiamata alla vita religiosa. Uno già in stage per insegnare in una scuola comunitaria.

·         La chiusura di una bellissima settimana biblica che ha toccato il cuore di più di 50 giovani assetati della Parola di Dio.

·         L’incontro di tre giorni tra giovani cristiani e musulmani riuniti dal desiderio di vivere a coabitazione pacifica.

E molto altro. Sogni speranze. Che avanzano tra cadute e ferite. Come quella della comunità di Abeché molto divisa al mio ritorno dalle vacanze. La situazione sembrava degenerare. Cosa fare?

            Sono rimasto in silenzio a lungo. Ho ascoltato la voce di Dio. Consigli di tantissimi. Ho fatto pregare persone care. Poi con le persone più di fiducia abbiamo deciso di uscire allo scoperto e fare un passo verso chi ci accusava da lontano. Ci siamo abbracciati e ascoltati. Ci siamo chiesti perdono gli uni gli altri. Abbiamo parlato a lungo. E la pace ritornava poco alla volta da sola. In punta di piedi. Facendoci tutti più umili e uniti. Ora tutti al lavoro senza più rancori e rabbie. Con la voglia di trasformare il mondo.

Siamo passati anche noi dalla nostra passione, morte e resurrezione. Anche così è la missione. 

            Come Amos noi Comboniani non ci siamo inventati missionari. Eravamo anche noi in altre vite e con altri pensieri. Che non erano certo male! Ma un giorno siamo stati presi al cuore e chiamati a portare nel mondo il messaggio di Gesù di Nazaret. Per questo proviamo a restare e amare. Dentro il popolo. Senza scappare. Condividendo la fatica delle critiche e delle divisioni ma anche la gioia di avanzare insieme e di ritrovare la pace. Come in modo incredibile fanno i nostri fratelli e sorelle in situazioni di guerra e violenze terribili. Dal Sud Sudan al Centrafrica. Passando per la Repubblica Democratica del Congo.

            L’importante è esserci dentro e spendersi con tutto sé stessi. Senza stare a guardare da lontano. Assumere, vivere, lottare. Sulla barca a remare e non sulla riva. Al passo del popolo. Da profetizzare. Come Amos.

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